Ti stavamo aspettando

06.08.2026

Un incontro tra due bambini e Raffaello

Ci sono momenti che, mentre accadono, sembrano normali. Poi il tempo passa e ci accorgiamo che forse stavamo vivendo qualcosa di speciale. Questo è successo un giorno a L'Aquila. La nostra città ha accolto un ospite arrivato da molto lontano: una delle opere più importanti della storia dell'arte, la Visitazione di Raffaello, arrivata direttamente dal Museo del Prado. Un quadro dipinto più di cinquecento anni fa. Un quadro che conosceva già la nostra città. Perché la Visitazione era nata per L'Aquila, ma nel corso della storia era stata portata via. Dopo quattrocento anni è tornata. E per un po' è tornata a casa.

Quando Francesco e Ginevra hanno saputo che Raffaello era arrivato nella loro città, non hanno detto: "Papà, andiamo a vedere un quadro." Hanno detto: "Papà, andiamo a trovare Raffaello." Forse questa piccola differenza racconta già molto del loro modo di guardare il mondo. Per loro gli artisti non sono soltanto nomi scritti nei libri. Sono persone con cui parlare. Persone da incontrare.

Quando erano piccoli, Francesco e Ginevra giravano per la città dicendo una cosa che faceva sorridere molti adulti: "Siamo grandi artisti." Non dicevano: "Un giorno diventeremo artisti." Dicevano di esserlo già. Parlavano di Picasso, Basquiat, Emilio Vedova. Molti pensavano fosse un gioco. E avevano ragione. Era un gioco. Ma forse non avevano ancora capito una cosa importante: per un bambino il gioco è una cosa seria. Molto seria. Quando un bambino immagina di essere qualcuno, in quel momento quella persona esiste davvero nel suo mondo.

Poi abbiamo scoperto una frase di Picasso. Diceva che ogni bambino è un artista. Diceva anche che a dodici anni dipingeva come Raffaello, ma che aveva impiegato tutta la vita per imparare a disegnare come un bambino. Forse Picasso non cercava la tecnica. Quella l'aveva conquistata.

Forse cercava qualcosa di più difficile: quello sguardo libero, curioso e meravigliato che hanno i bambini. 

Quel giorno Francesco ha voluto preparare qualcosa per il suo incontro con Raffaello.

Una maglietta con una frase scritta a mano:

HO 12 ANNI
E DISEGNO ANCORA COME UN BAMBINO

Non significa non essere cresciuto. Non significa non aver imparato. Significa custodire ancora qualcosa. Quel modo speciale di guardare il mondo.

Anche Ginevra ha voluto preparare la sua maglietta. La sua frase era:

TI STAVAMO ASPETTANDO

Una frase semplice. Ma forse dentro c'era tutta una storia.

Perché Raffaello non era soltanto un artista arrivato in un museo. Era qualcuno che, dopo quattrocento anni, tornava nella sua città. E due bambini erano lì ad accoglierlo.

Quel giorno Francesco e Ginevra sono entrati nel museo. Davanti a loro c'era Raffaello. Davanti a Raffaello c'erano due bambini. Due bambini che anni prima dicevano di essere grandi artisti. Forse non avevano ancora capito tutto dell'arte. Forse non conoscevano tutte le tecniche. Ma avevano qualcosa che ogni artista cerca: la capacità di meravigliarsi.

Questa fotografia non sarà soltanto il ricordo di una visita a un museo. Sarà la fotografia di un incontro. L'incontro tra un artista vissuto cinquecento anni fa e due bambini che hanno continuato a guardare il mondo con occhi da bambini. Perché forse la cosa più preziosa che possiamo conservare non sono soltanto i disegni che facciamo. È lo sguardo con cui li abbiamo creati. Lo sguardo di Francesco e Ginevra. Lo sguardo di quando erano bambini.

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