Chi Siamo

Siamo Francesco e Ginevra e siamo grandi artisti!
Siamo aquilani al 99%, ma quando viaggiamo in Abruzzo siamo abruzzesi al 99%, e quando portiamo la nostra arte fuori dalla regione siamo italiani al 99%. Ma sapete una cosa? Alla fine, siamo cittadini del mondo al 100%. Perché i confini non ci piacciono.
Chi Siamo: La Storia dei fratellini Margiotta (I-BROS)
"Tutti i bambini sono artisti nati. Il difficile è restarlo da grandi." Pablo Picasso
Prima ancora di essere conosciuti come I-BROS, Francesco e Ginevra Margiotta erano semplicemente due fratellini che amavano disegnare.
Non c'erano mostre, tele o riflettori. C'erano solo colori, fogli e tanta voglia di creare. Oggi, con affetto e un pizzico di stupore, vengono spesso indicati come due tra i più giovani artisti contemporanei italiani. Ma la loro storia non nasce da un progetto preciso, né dal desiderio di costruire qualcosa di straordinario. Nasce da una cosa molto più semplice: il gioco. E forse è proprio questo il motivo per cui è diventata una storia speciale.
C'era una volta una pizza, due pennarelli e una tovaglia di carta
Quando Francesco e Ginevra erano piccoli, andare a cena fuori significava avere una piccola strategia familiare. Prima ancora di scegliere cosa mangiare, c'era una cosa importante da verificare: che il tavolo avesse una tovaglia di carta. Niente telefoni o distrazioni digitali. Solo due pennarelli e uno spazio bianco da riempire. Mentre noi grandi parlavamo, loro entravano nel loro mondo fatto di linee, forme, personaggi e colori. Quelle tovaglie, alla fine della cena, erano spesso completamente trasformate. Per noi erano semplicemente i disegni dei nostri bambini. Non immaginavamo ancora che qualcuno avrebbe potuto guardarli con occhi diversi.
Il giorno in cui qualcuno vide Basquiat in una tovaglia
Una sera, in una pizzeria dell'Aquila, un cameriere si fermò davanti al nostro tavolo. Era uno studente universitario che lavorava per mantenersi agli studi. Guardò la tovaglia piena di segni, guardò Francesco e Ginevra e poi disse: «Ma lo sapete che questi disegni sembrano dei Basquiat?» Noi genitori ci guardammo. "Basquiat? Chi è?" Quella sera scoprimmo Jean-Michel Basquiat e il suo universo fatto di segni liberi, parole, simboli e una forza espressiva capace di sembrare allo stesso tempo infantile e profondissima. Non pensammo che i nostri bambini fossero "come Basquiat". Sarebbe stato assurdo. Pensammo però una cosa: forse in quei disegni c'era qualcosa che meritava di essere osservato con più attenzione.
Un piccolo esperimento e una grande scoperta
Per curiosità pubblicai sui social uno dei loro disegni senza dire chi lo avesse realizzato. Arrivarono commenti diversi. Alcuni erano entusiasti, altri molto critici. Qualcuno scrisse che sembrava uno scarabocchio. Qualche giorno dopo feci una prova simile mostrando dettagli di opere di Basquiat. Le reazioni furono sorprendentemente simili. Quell'esperimento non dimostrava che Francesco e Ginevra fossero grandi artisti. Dimostrava qualcosa di più interessante: spesso il nostro sguardo cambia a seconda di ciò che sappiamo. Un segno può sembrarci un errore oppure una scelta. A volte abbiamo bisogno di imparare nuovamente a guardare.
Dalla carta alle tele: quando il gioco è diventato un linguaggio
Dopo quella scoperta abbiamo semplicemente cercato di lasciare loro spazio. Fogli, colori e libertà. Senza chiedere loro di essere bravi. Senza chiedere loro di creare qualcosa di importante. Solo la possibilità di fare. La prima vera svolta arrivò quando Francesco desiderò un quadro per la sua cameretta. Acquistammo un'opera di Umberto Zive, un giovane artista che all'epoca aveva circa quattordici anni. Francesco rimase colpito e disse che voleva provare anche lui. Così arrivarono le prime tele e i primi colori. Nel salotto di casa c'era sempre una tela pronta. Un invito silenzioso a creare quando ne avevano voglia. Un giorno Francesco prese un catalogo di Basquiat e iniziò a ridisegnarlo con le sue tempere. Poi si girò verso di me con la massima serietà e disse: «Papà, sto facendo un capolavoro. Papà, sono un artista!» Mi fece sorridere. Ma dentro quella frase c'era qualcosa di molto importante: la gioia di sentirsi libero. Poco dopo anche Ginevra iniziò a riconoscersi in quella stessa meravigliosa convinzione.
Così sono nati gli I-BROS.
Custodire la scintilla
C'è una cosa che abbiamo imparato osservandoli: la creatività dei bambini è preziosa e delicata. Un bambino non dovrebbe avere paura di creare. Prima ancora del risultato viene il coraggio di provare. Gli adulti hanno un compito importante: non spegnere quella curiosità, ma proteggerla. Mostrare, accompagnare, incoraggiare. Lasciare spazio alla loro voce. Un giorno Francesco tornò da scuola con un grande disegno pieno di energia e movimento. La sua insegnante lo aveva interpretato come un semplice pasticcio. Anche noi, inizialmente, non avevamo capito. Poi gli chiedemmo cosa avesse disegnato. Lui ci guardò e rispose: «Papà, ho fatto Emilio Vedova.» In quel momento capimmo qualcosa. Non sempre un bambino ha bisogno di essere corretto. A volte ha solo bisogno che qualcuno provi ad ascoltare.
Quando il gioco è uscito di casa
Quello che era nato tra le mura della nostra famiglia ha iniziato, lentamente, a incontrare altre persone. Quando Francesco aveva cinque anni e Ginevra tre, arrivarono i primi incoraggiamenti pubblici e istituzionali. La loro prima esposizione nacque nel luogo più naturale possibile: il loro asilo. Poi arrivarono nuovi incontri, mostre collettive e occasioni in Italia e all'estero. Le loro opere sono state presentate in diverse città italiane e hanno viaggiato anche fuori dai confini nazionali, arrivando in luoghi come Bruxelles, Messico, Perù e Monaco. Dal 2025 il loro percorso è stato inoltre documentato nell'Annuario Internazionale degli Artisti. Ma, nonostante tutto questo, la loro giornata più importante resta spesso quella in cui prendono un pennello e iniziano un nuovo disegno.
L'Aquila e il futuro
Oggi Francesco e Ginevra vivono e creano all'Aquila, una città che ha conosciuto la fatica della ricostruzione ma anche la forza della rinascita. Essere cresciuti qui, nell'anno in cui L'Aquila è Capitale Italiana della Cultura 2026, rappresenta per loro un'occasione speciale di incontro con l'arte, le persone e le storie. Come genitori non abbiamo il desiderio di spingere due bambini nel mondo degli adulti. Il nostro compito è un altro. Proteggere quello spazio libero dove possono ancora giocare, inventare e sorprendersi. Se un giorno questa strada li porterà lontano, sarà bellissimo. Se invece resterà semplicemente un gioco meraviglioso della loro infanzia, sarà altrettanto prezioso. Perché la cosa più importante non è diventare grandi artisti.
È non perdere la gioia di creare.
Benvenuti nel mondo dei Fratellini Margiotta.














Un cammino tra condivisione, gioco e solidarietà
Il percorso di Francesco e Ginevra nasce da una cosa semplice: il piacere di creare e la voglia di condividere questa gioia con gli altri. Prima ancora dei riconoscimenti e degli incontri importanti, c'era il desiderio di fare una cosa insieme: disegnare, giocare con i colori e coinvolgere altri bambini nello stesso entusiasmo. Nel tempo il loro lavoro ha incontrato persone, artisti e istituzioni che hanno scelto di accompagnare questo percorso. Ma il valore più grande, per Francesco e Ginevra, non è mai stato il riconoscimento personale. È vedere un bambino che prende un colore in mano, perde la paura di sbagliare e scopre di poter creare qualcosa di suo.
Un dialogo inatteso: l'incontro con Cesare Orler
A volte gli incontri più belli nascono senza essere programmati. Così è successo con il critico d'arte Cesare Orler. Avvicinandosi con curiosità ai suoi spazi di divulgazione artistica online, Francesco e Ginevra hanno scoperto un modo nuovo di parlare d'arte. La loro spontaneità ha attirato l'attenzione di Orler, che ha dedicato loro parole di incoraggiamento e ha raccontato uno dei loro progetti nel suo Corner d'arte. Un incontro speciale tra due mondi apparentemente lontani: quello della critica artistica e quello della curiosità dei bambini.
🐾 Vedi cosa ha detto Cesare Orler nel suo programma SKY
Di Favola in Fiaba
Nato dalla collaborazione con l'artista Gianluca Petrini, "Di Favola in Fiaba" è un progetto collettivo aperto a tutti. Un grande racconto fatto di segni, colori e partecipazione, dove ogni persona può lasciare il proprio contributo. Il progetto nasce da due idee semplici:
- proteggere la libertà creativa dei bambini;
- trasformare l'arte in un gesto concreto di solidarietà verso chi ha bisogno.
Per Francesco e Ginevra un'opera non è completa quando viene terminata. È completa quando riesce a creare un incontro. Nel tempo il progetto ha coinvolto bambini, artisti e comunità diverse, trovando accoglienza anche presso la Fondazione Nazionale Carlo Collodi e ricevendo il sostegno di realtà istituzionali che hanno creduto nel suo messaggio.
Arte Randagia: piccole opere alla ricerca di qualcuno
Accanto ai progetti più strutturati esiste una parte più libera e giocosa della ricerca degli I-BROS: l'Arte Randagia. Una forma di street art nata dall'idea di lasciare piccole opere in giro per le città, affidandole alla casualità degli incontri. Tele, disegni e oggetti dipinti diventano piccoli messaggi lasciati in libertà, pronti a essere trovati da chi passa. Proprio come i gatti randagi, queste opere non appartengono a nessuno finché qualcuno non decide di accoglierle. E forse è proprio questo il loro senso più bello: un'opera d'arte può iniziare una nuova storia nel momento esatto in cui incontra una persona.










Come le formiche
Come piccole formiche, vorremmo lasciare dietro di noi una scia colorata di creatività, così che altri bambini possano seguirla e scoprire quanto è bello giocare con l'arte. Noi non vogliamo insegnare l'arte ai bambini, perché pensiamo che ogni bambino abbia già dentro di sé tanta fantasia e tanta voglia di creare. Forse il segreto è solo riuscire a non perderle crescendo. Come diceva il grande maestro Pablo Picasso:
"Ogni bambino è un artista nato. Il difficile è restarlo da grandi."
Francesco e Ginevra
Papà, facciamo!
Il ruolo di un genitore nell'Arte Randagia
"Sì, facciamo!"
Forse è questa la frase che più racconta il mio ruolo di papà. Non perché io sappia sempre dove stiamo andando. Anzi, molte delle idee di Francesco e Ginevra arrivano all'improvviso e sono talmente originali da lasciarmi spesso senza una risposta immediata. Ma ho imparato una cosa importante: quando un bambino ti propone qualcosa che nasce dalla sua fantasia, la prima risposta non dovrebbe essere un limite. Dovrebbe essere una possibilità. E così, quando i miei figli mi chiedono di giocare agli artisti, io rispondo:
"Sì, facciamo!"
Il mio compito non è decidere fin dove possono arrivare. È accompagnarli mentre esplorano. A volte significa stare a bordo campo e fare il tifo. Altre volte significa entrare nel gioco insieme a loro. Ed è proprio così che sono nate alcune delle nostre idee più folli: una mostra d'arte "abusiva" in una fermata dell'autobus lunga 25 metri, un campo da calcio trasformato in un prato di margherite giganti dipinte, un dialogo inatteso con l'opera di un grande artista contemporaneo come Emilio Isgrò e tante azioni di Arte Randagia capaci di coinvolgere persone e luoghi diversi. Dall'imbarazzo alla meraviglia. Devo ammetterlo: all'inizio non è stato semplice. Vedere Francesco e Ginevra camminare per le strade dell'Aquila dichiarandosi con assoluta naturalezza "grandi artisti contemporanei" mi metteva un po' in difficoltà. Era una reazione molto adulta. Quella voce interiore che ci spinge a dire ai bambini: "Sì, va bene sognare, però ricordiamoci della realtà." Poi ho iniziato a farmi una domanda. Perché un bambino che corre dietro a un pallone può dire: "Sono Cristiano Ronaldo!" e tutti sorridiamo? Perché consideriamo quella frase un gioco naturale? Perché invece facciamo più fatica ad accettare che un bambino possa dire: "Sono un artista"?
La risposta a questa domanda è arrivata anche grazie a un incontro speciale con il critico d'arte Cesare Orler. Le sue parole hanno dato forma a un pensiero che oggi accompagna il nostro percorso:
"Chi non vorrebbe essere Cristiano Ronaldo? Al parco si vedono spesso bambini che giocano a palla: al gol tutti esultano emulando il mito del calcio. Ma per loro non è una simulazione: tutti loro sono Cristiano Ronaldo! La vostra reazione? Sguardo incredulo o risata a denti stretti, suppongo. Chiedetevi allora perché un bambino possa credersi Cristiano Ronaldo e un altro non possa essere Emilio Vedova."
Quella riflessione mi ha aiutato a guardare le cose da un'altra prospettiva. Non significava pensare che ogni disegno di un bambino fosse un capolavoro. Significava riconoscere qualcosa di più semplice e più importante: ogni bambino dovrebbe poter vivere la libertà di sentirsi capace di creare.
Il compito di un papà
Da quel momento ho smesso di cercare di ridimensionare il loro entusiasmo. Ho capito che non dovevo insegnare loro a sognare con prudenza. Dovevo aiutarli a conservare quella spontaneità. Questo non significa evitare loro il confronto con il mondo. Al contrario. Significa accompagnarli nel mondo senza togliere loro la curiosità, il coraggio e la gioia di provare. Oggi il mio ruolo è soprattutto questo: essere vicino a loro mentre scoprono cosa significa creare. Essere il primo a sorridere davanti a un'idea strana. Aiutarli quando serve. Lasciarli liberi quando è giusto.
E continuare a rispondere alla loro domanda più semplice con la risposta più importante:
"Sì, facciamo!"
Papà Domenico
Fratellini Margiotta, noti come "I-Bros"
I due giovani artisti si muovono in bilico tra arte alta e cultura popolare, tra ironia e denuncia, restituendo un' immagine del contemporaneo frammentata, stratificata e iper-espressiva, in cui il gesto pittorico è sempre carico di tensione vitale.
Sandro Serradifalco - editore e critico d'arte
CHI NON VORREBBE ESSERE CRISTIANO RONALDO?
Al parco si vedono spesso bambini che giocano a palla: al gol tutti esultano emulando il mito del calcio. Ma per loro non è una simulazione: tutti loro sono Cristiano Ronaldo! Ora, immaginate di incontrare un bambino che dichiara di essere Emilio Vedova: quale potrà essere la vostra reazione? Sguardo incredulo o risata a denti stretti, suppongo. Chiedetevi allora perché un bambino possa credersi Cristiano Ronaldo e un altro invece non possa essere Emilio Vedova [.......]. Cesare Orler - critico d'arte
I BAMBINI QUANDO CREANO PENSANO ALLE PERSONE CHE AMANO
Carmen La Palomenta - scrittrice
Biennale Internazionale Premio Mercurio d'Oro per le arti visive
Una fantastica vena creativa rivelata con assoluta freschezza senza accademiche concessioni, offre all'osservatore la fusione di gesto e colore, per identificare dinamiche espressive con esplosioni di simboli e temi liricizzati dai percorsi creativi.
Intuito e razionalità si intrecciano in modulazioni creative, che traducono ogni sensazione di creatività e significativa emozione, con linguaggio incorrotto, ed essenzialmente spontaneo.
Rosanna Chetta - critico d'arte.
Voi lo chiamate gioco?
La vita é un gioco favoloso visto con gli occhi dei bambini, o meglio, come direbbe un poeta brasiliano che amo particolarmente, Vinicius De Moraes, "la vita è l'arte dell'incontro". Posso dirvi che sono felice di avervi incontrato con il vostro mondo colorato e fantastico...Vi auguro di incontrare tante altre persone che arricchiscano ulteriormente la vostra esperienza. Il vostro è un mondo che riporta un cuore "adulto" alle origini, ad una visione più scanzonata delle cose e forse più reale, meno artificiosa e più artistica. Non tutti sono in grado di assimilare quello che è semplice, anche se tutti tendiamo alle origini ed alla nostra natura più fanciullesca. Per me non solo siete artisti ma avete il dono di arrivare alla radice dell'arte, delle idee, fino a toccare le corde del cuore... Auguro ai simpaticissimi Ginevra e Francesco il meglio da questo fantastico gioco e che questa gioia di vivere espressa sulla tela con i colori vi accompagni in ogni fase della vostra crescita artistica e personale.
Con affetto, Giovanni Perreca (Scrittore).
L' Arte dell'incontro
La particolarità dei fratellini Margiotta non è soltanto aver iniziato a dipingere molto presto, ma aver trasformato il linguaggio dell'infanzia in una pratica d'arte partecipata: usano l'arte non solo per creare immagini, ma per creare incontri.