La nostra storia
Non siamo partiti da un'idea di arte. Siamo partiti da un gioco.

Chi siamo
La storia dei Fratellini Margiotta (I-BROS)
Prima ancora di essere conosciuti come i "Fratellini Margiotta", Francesco e Ginevra erano semplicemente due bambini che si divertivano a disegnare. Per loro il disegno era soprattutto un gioco. Un gioco che consisteva anche nel definirsi artisti e che, con la spontaneità tipica della loro età, li portava a raccontarlo con entusiasmo a chiunque li ascoltasse, anche passeggiando per le strade della città. Quell'entusiasmo, insieme ai loro lavori, iniziò a incuriosire sempre più persone, portando a una prima piccola intervista e, poco dopo, alle prime occasioni per esporre le loro opere. Durante una di queste mostre ricevettero un attestato che li presentava come i più giovani artisti contemporanei d'Italia. Da quel momento quel gioco iniziò a crescere insieme a loro, aprendo la strada ad altri eventi ed esposizioni. I video che li ritraevano mentre giocavano, disegnavano e dipingevano venivano condivisi e guardati con interesse e, con il tempo, sempre più persone iniziarono a chiamarli, con affetto e un pizzico di simpatia, "i più piccoli artisti contemporanei d'Italia". La loro storia, però, non nasce da un progetto o dal desiderio di costruire un percorso artistico.
Nasce da una cosa molto più semplice: il gioco.
C'era una volta una pizza, due pennarelli e una tovaglia di carta
Quando Francesco e Ginevra erano piccoli, andare a cena fuori significava avere una piccola strategia familiare. Prima ancora di scegliere cosa mangiare, c'era una cosa importante da verificare: che il tavolo avesse una tovaglia di carta. Niente telefoni o distrazioni digitali. Solo due pennarelli e uno spazio bianco da riempire. Mentre noi grandi parlavamo, loro entravano nel loro mondo fatto di linee, forme, personaggi e colori. Quelle tovaglie, alla fine della cena, erano spesso completamente trasformate. Per noi erano semplicemente i disegni dei nostri bambini. Non immaginavamo ancora che qualcuno avrebbe potuto guardarli con occhi diversi.
Il giorno in cui qualcuno vide Basquiat in una tovaglia
Una sera, in una pizzeria dell'Aquila, un cameriere si fermò davanti al nostro tavolo. Era uno studente universitario che lavorava per mantenersi agli studi. Guardò la tovaglia piena di segni, guardò Francesco e Ginevra e disse: «Ma lo sapete che questi disegni sembrano dei Basquiat?» Noi genitori ci guardammo. "Basquiat? Chi è?" Quella parola rimase nella nostra testa. Tornati a casa cercammo chi fosse Jean-Michel Basquiat e scoprimmo il suo mondo fatto di segni, parole, simboli, colori e una libertà espressiva sorprendente. Non pensammo che i disegni dei nostri bambini fossero paragonabili a quelli di un grande artista. Ci colpì un'altra cosa. Guardando quelle opere, riconoscemmo qualcosa che avevamo già visto tante volte nei disegni dei bambini: il coraggio di creare senza chiedersi prima se un segno fosse bello o corretto.
Dalla carta alle tele
Dopo quell'incontro abbiamo semplicemente cercato di lasciare loro più spazio. Fogli, colori e tanta libertà. Senza chiedere loro di essere bravi. Senza chiedere loro di creare qualcosa di importante. Solo la possibilità di fare. La prima vera svolta arrivò quando Francesco desiderò un quadro per la sua cameretta. Acquistammo un'opera di Umberto Zive, un giovane artista che all'epoca aveva circa quattordici anni. Francesco rimase colpito e disse che voleva provare anche lui. Così arrivarono le prime tele e i primi colori. Nel salotto di casa c'era sempre una tela pronta: un invito silenzioso a creare quando ne avevano voglia. Un giorno Francesco prese un catalogo di Basquiat e iniziò a reinterpretarlo con le sue tempere. Poi si girò verso papà e disse con la massima serietà:
«Papà, sto facendo un capolavoro. Papà, sono un grande artista!»
Ci fece sorridere. Ma dentro quella frase c'era qualcosa di molto importante: la gioia di sentirsi libero. Poco dopo anche Ginevra iniziò a riconoscersi in quella stessa meravigliosa convinzione. Ma il nostro punto di partenza non è Basquiat, né un qualsiasi altro grande artista. Non è il pubblico. Il nostro punto di partenza è qualcosa che era già dentro di loro prima ancora di conoscere tutto questo: il desiderio naturale che i bambini sentono di creare.
Custodire la scintilla
C'è una cosa che abbiamo imparato osservandoli: la creatività dei bambini è preziosa e delicata. Un bambino non dovrebbe avere paura di creare. Prima ancora del risultato viene il coraggio di provare. Gli adulti hanno un compito importante: non spegnere quella curiosità, ma proteggerla. Mostrare, accompagnare, incoraggiare. Lasciare spazio alla loro voce. Un giorno Francesco tornò da scuola con un grande disegno pieno di energia e movimento. La sua insegnante lo aveva interpretato come un semplice pasticcio. Anche noi, inizialmente, non avevamo capito. Poi gli chiedemmo cosa avesse disegnato. Lui ci guardò e rispose:
«Papà, ho fatto Emilio Vedova.»
Non stava cercando di riprodurre un artista. Stava usando il suo linguaggio per raccontare qualcosa che aveva dentro. In quel momento capimmo qualcosa: non sempre un bambino ha bisogno di essere corretto. A volte ha solo bisogno che qualcuno provi ad ascoltare.
Il Team Margiotta: quando creare diventa un gioco condiviso
La nostra storia non è mai stata quella di due bambini chiusi davanti a una tela a cercare di dimostrare qualcosa. È sempre stata una storia di condivisione. All'inizio c'erano Francesco e Ginevra, due fratellini con tanta voglia di giocare con colori e immagini. Poi, come succede nelle famiglie, il loro gioco ha iniziato lentamente a coinvolgere anche chi gli stava accanto. È così che è entrato papà. Non come artista. Non come autore delle opere. Semplicemente come compagno di giochi. Crescendo, Francesco e Ginevra hanno iniziato a desiderare che alcuni personaggi fossero più riconoscibili. Volevano trovare nuovi modi per trasformare le immagini che avevano nella loro fantasia in qualcosa che potesse avvicinarsi a ciò che immaginavano. E così abbiamo iniziato a cercare insieme delle soluzioni. Abbiamo sperimentato stencil, collage, forme e ricalchi. Non per cercare la perfezione. Ma per continuare a giocare e trovare ogni volta una strada nuova. Ognuno aveva il proprio ruolo. Francesco e Ginevra portavano le idee, i colori, le emozioni e il loro modo libero di vedere il mondo. Papà portava il tempo, la pazienza e la voglia di sedersi accanto a loro. Così è nato il Team Margiotta. Non un laboratorio. Non una fabbrica di opere. Semplicemente una famiglia intorno ai colori. E il Team Margiotta non è composto soltanto da persone. C'è anche Leo, il nostro gattino. Quando Ginevra era piccola, Leo era un compagno di gioco. E come ogni compagno di gioco doveva avere il suo posto nelle nostre avventure. Così un giorno è finito anche sulle tele. Per un adulto poteva sembrare strano. Per una bambina era la cosa più naturale del mondo. Leo faceva parte della storia. Le sue impronte e i suoi segni spontanei sono diventati parte di alcune opere, ricordandoci che a volte la creatività nasce proprio quando lasciamo spazio all'imprevisto.
🐾 Vieni a conoscere il nostro Team.
Quando il gioco è uscito di casa
A un certo punto il gioco ha iniziato ad allargarsi. Quella gioia nata tra le mura della nostra famiglia ha incontrato altre persone e Francesco e Ginevra hanno scoperto che creare insieme agli altri poteva essere ancora più bello. Quando Francesco aveva cinque anni e Ginevra tre, arrivarono i primi incoraggiamenti pubblici e istituzionali. La loro prima esposizione nacque nel luogo più naturale possibile: il loro asilo. Poi arrivarono nuovi incontri, mostre collettive e occasioni in Italia e adddirittura all'estero. Ma la cosa più preziosa è rimasta sempre la stessa: due bambini davanti a un foglio o a una tela, con la voglia di provare.
Una scintilla che incontra gli altri
Nel tempo il gioco ha continuato ad allargarsi. Sono nati incontri con persone che hanno saputo guardare questa storia con curiosità e partecipazione. Tra questi anche gli incontro con Cesare Orler e Alfredo rapetti Mogol, che hanno saputo avvicinarsi al loro mondo con attenzione. Poi è nato "Di Favola in Fiaba", un progetto collettivo realizzato insieme all'artista Gianluca Petrini, in cui lo stesso Mogol è presente: un grande racconto infinito fatto di segni, colori e partecipazione, dove ogni persona può lasciare il proprio contributo. Per Francesco e Ginevra un'opera non è completa quando viene terminata. È completa quando riesce a creare un incontro.
🐾 Vedi cosa ha detto Cesare Orler nel suo programma SKY
Arte Randagia: opere alla ricerca di qualcuno
Accanto ai progetti più strutturati esiste una parte più libera e giocosa della ricerca degli I-BROS: l'Arte Randagia. Una forma di street art nata dall'idea di lasciare piccole opere, spesso raffiguranti gatti, in giro per le città, affidandole alla casualità degli incontri. Tele, disegni e oggetti dipinti diventano piccoli messaggi di gioia lasciati in libertà, pronti a essere trovati da chi passa. Proprio come i gatti randagi, queste opere appartengono alla collettività , finché qualcuno non decide di accoglierle. E forse è proprio questo il loro senso più bello: un'opera d'arte può iniziare una nuova storia nel momento esatto in cui incontra una persona.
L'Aquila e il futuro
Oggi Francesco e Ginevra vivono e creano all'Aquila, una città che ha conosciuto la fatica della ricostruzione ma anche la forza della rinascita. Crescere qui rappresenta per loro un'occasione speciale di incontro con l'arte, le persone e le storie. Come genitori non abbiamo mai avuto il desiderio di spingere due bambini nel mondo degli adulti. Il nostro compito è un altro: proteggere quello spazio libero dove possono ancora giocare, inventare e sorprendersi. Se un giorno questa strada li porterà lontano, sarà bellissimo. Se invece resterà semplicemente un gioco meraviglioso della loro infanzia, sarà altrettanto prezioso. Perché la cosa più importante non è diventare grandi artisti. È non perdere mai la gioia di creare.
Benvenuti nel mondo dei Fratellini Margiotta.
Non abbiamo mai fatto tutto da soli. Abbiamo sempre creduto nel gioco di squadra.
























Come le formiche
Quando eravamo piccoli credevamo di essere grandi artisti come Picasso. Giocavamo. Non ci chiedevamo dove ci avrebbe portato quel gioco. Ci divertivamo e basta. Solo crescendo ci siamo accorti di non essere grandi artisti. Ma, senza volerlo, stavamo lasciando dietro di noi una piccola scia. Un po' come fanno le formiche che, passo dopo passo, lasciano un percorso che le altre possono seguire. Oggi non vogliamo insegnare l'arte ai bambini. Anche noi, come Picasso, pensiamo che ogni bambino nasca artista e abbia già dentro di sé tutta la fantasia di cui ha bisogno. Vorremmo soltanto che, leggendo la nostra storia, qualcuno si sentisse libero di continuare a giocare un po' più a lungo. Ci piace molto una frase di Pablo Picasso:
"Ogni bambino è un artista nato. Il difficile è restarlo da grandi."
Noi non sappiamo cosa faremo da grandi. Sappiamo soltanto che ci piacerebbe non perdere mai la gioia con cui abbiamo iniziato.
Oggi giochiamo a essere Francesco e Ginevra, senza paura di non essere Picasso. Se questo gioco farà venire voglia a qualcun altro di giocare, ne saremo felici.
Francesco e Ginevra
Papà, facciamo!
Il ruolo di un papà nel Team Margiotta
C'è una frase che, senza accorgermene, è diventata il modo in cui ho cercato di crescere Francesco e Ginevra.
"Sì, facciamo."
Non perché sapessi sempre dove ci avrebbe portati un'idea. Anzi. Molte delle loro invenzioni mi lasciavano completamente spiazzato. Un giorno volevano lasciare quadri per strada. Un altro volevano riempire un prato di margherite dipinte. Un altro ancora volevano dialogare con un'opera di Emilio Isgrò. La mia prima reazione, spesso, era quella di ogni adulto:
"Ma si potrà fare?"
Poi, quasi sempre, arrivava una domanda più importante: "Perché non provarci?"
Ho capito che il compito di un genitore non è avere tutte le risposte. È decidere quando vale la pena dire di sì. Non a tutto. Ma a tutto ciò che permette a un bambino di esplorare il mondo senza perdere la voglia di immaginarlo. Per molto tempo, però, una cosa mi metteva in difficoltà. Sentire Francesco e Ginevra dire con assoluta naturalezza: "Noi siamo grandi artisti." La parte adulta di me sentiva il bisogno di correggerli. Di riportarli con i piedi per terra. Poi ho iniziato a chiedermi una cosa. Perché un bambino che tira un calcio a un pallone può gridare:
"Sono Cristiano Ronaldo!"
e tutti sorridono? Perché sappiamo che sta giocando. Perché allora ci sembra così strano quando un bambino dice: "Sono un artista."
La risposta mi è arrivata grazie a Cesare Orler. Scrisse una cosa che non ho più dimenticato:
"Chi non vorrebbe essere Cristiano Ronaldo?... Chiedetevi allora perché un bambino possa credersi Cristiano Ronaldo e un altro non possa essere Emilio Vedova."
Quelle parole non dicevano che ogni bambino è un grande artista. Dicevano qualcosa di molto più semplice. Che ogni bambino ha il diritto di vivere, almeno per un po', dentro la propria immaginazione. E forse noi adulti dovremmo avere il coraggio di entrarci con lui. Oggi Francesco e Ginevra hanno dodici e dieci anni. Non dicono più di essere Picasso o Basquiat. Sono cresciuti. Hanno capito da soli la distanza che esiste tra il loro gioco e i grandi maestri.
Io non gliel'ho tolta. L'hanno scoperta.
Ed è proprio questo che mi rende felice. Perché il mio compito non era convincerli di essere grandi artisti. Era fare in modo che potessero scoprirlo da soli, senza che nessuno, prima del tempo, avesse spento il loro entusiasmo. Se un giorno smetteranno di dipingere, andrà bene.
Se continueranno, andrà bene lo stesso. Quello che spero di aver custodito non è un talento.
È una libertà. Quella di poter dire : "Proviamo."
Perché, ripensandoci oggi, mi accorgo che in tutti questi anni Francesco e Ginevra mi hanno fatto una sola domanda.
Ogni volta diversa. Ogni volta uguale.
"Papà, facciamo?"
E io sono felice di avere risposto, quasi sempre:
"Sì, facciamo."
Papà Domenico
Fratellini Margiotta, noti come "I-Bros"
I due giovani artisti si muovono in bilico tra arte alta e cultura popolare, tra ironia e denuncia, restituendo un' immagine del contemporaneo frammentata, stratificata e iper-espressiva, in cui il gesto pittorico è sempre carico di tensione vitale.
Sandro Serradifalco - editore e critico d'arte
CHI NON VORREBBE ESSERE CRISTIANO RONALDO?
Al parco si vedono spesso bambini che giocano a palla: al gol tutti esultano emulando il mito del calcio. Ma per loro non è una simulazione: tutti loro sono Cristiano Ronaldo! Ora, immaginate di incontrare un bambino che dichiara di essere Emilio Vedova: quale potrà essere la vostra reazione? Sguardo incredulo o risata a denti stretti, suppongo. Chiedetevi allora perché un bambino possa credersi Cristiano Ronaldo e un altro invece non possa essere Emilio Vedova [.......]. Cesare Orler - critico d'arte
I BAMBINI QUANDO CREANO PENSANO ALLE PERSONE CHE AMANO
Carmen La Palomenta - scrittrice
Biennale Internazionale Premio Mercurio d'Oro per le arti visive
Una fantastica vena creativa rivelata con assoluta freschezza senza accademiche concessioni, offre all'osservatore la fusione di gesto e colore, per identificare dinamiche espressive con esplosioni di simboli e temi liricizzati dai percorsi creativi.
Intuito e razionalità si intrecciano in modulazioni creative, che traducono ogni sensazione di creatività e significativa emozione, con linguaggio incorrotto, ed essenzialmente spontaneo.
Rosanna Chetta - critico d'arte.
Voi lo chiamate gioco?
La vita é un gioco favoloso visto con gli occhi dei bambini, o meglio, come direbbe un poeta brasiliano che amo particolarmente, Vinicius De Moraes, "la vita è l'arte dell'incontro". Posso dirvi che sono felice di avervi incontrato con il vostro mondo colorato e fantastico...Vi auguro di incontrare tante altre persone che arricchiscano ulteriormente la vostra esperienza. Il vostro è un mondo che riporta un cuore "adulto" alle origini, ad una visione più scanzonata delle cose e forse più reale, meno artificiosa e più artistica. Non tutti sono in grado di assimilare quello che è semplice, anche se tutti tendiamo alle origini ed alla nostra natura più fanciullesca. Per me non solo siete artisti ma avete il dono di arrivare alla radice dell'arte, delle idee, fino a toccare le corde del cuore... Auguro ai simpaticissimi Ginevra e Francesco il meglio da questo fantastico gioco e che questa gioia di vivere espressa sulla tela con i colori vi accompagni in ogni fase della vostra crescita artistica e personale.
Con affetto, Giovanni Perreca (Scrittore).
L' Arte dell'incontro
La particolarità dei fratellini Margiotta non è soltanto aver iniziato a dipingere molto presto, ma aver trasformato il linguaggio dell'infanzia in una pratica d'arte partecipata: usano l'arte non solo per creare immagini, ma per creare incontri.