La scintilla che rimane

18.07.2026

La scintilla che cambia forma crescendo

Per molti anni Francesco e Ginevra hanno avuto una certezza. Non un sogno. Non un'ambizione. Una certezza. "Siamo grandi artisti." Francesco lo diceva già quando aveva cinque anni. Lo diceva con la stessa naturalezza con cui un bambino può dire: "Sono un calciatore fortissimo." Non c'era presunzione. Non c'era il desiderio di sentirsi importanti. C'era semplicemente un bambino che giocava. E quel gioco era così serio, così pieno di convinzione, che per lui era completamente vero. Ginevra era più piccola. Guardava suo fratello e ascoltava quelle parole. Se Francesco era un artista, allora lo era anche lei. E forse, in un certo senso, lo erano davvero. Non perché fossero già artisti nel senso in cui lo intendiamo da adulti, ma perché vivevano pienamente il loro gioco. 

Il gioco non è una bugia

Per un bambino il gioco non è una finzione. È un modo per conoscere il mondo. Quando un bambino corre dietro a un pallone immaginando di essere un grande campione, nessuno gli chiede di dimostrare di esserlo davvero. In quel momento non sta mentendo. Sta esplorando una possibilità. Quando un bambino prende un pennello e dice: "Sono un artista", sta facendo la stessa cosa. Per alcuni anni Francesco e Ginevra hanno vissuto proprio lì. In quello spazio libero dove un foglio bianco poteva diventare una storia, un colore poteva diventare un'emozione e un'idea nata per gioco poteva incontrare altre persone.

Poi arriva il dubbio

Crescendo succede qualcosa. Arriva il confronto. Arriva lo sguardo degli altri. Arriva la scoperta che esistono artisti che hanno dedicato una vita intera alla ricerca, persone studiate nei libri, opere entrate nella storia. E allora quella certezza dei bambini cambia. Non perché fosse sbagliata. Perché stava cambiando. Francesco è stato il primo ad accorgersene. Intorno ai dieci anni ha iniziato a guardare il suo mondo con occhi diversi. "Forse non sono davvero un grande artista." Era arrivato il momento delle domande. Per un periodo Ginevra ha continuato a crederlo. E quando suo fratello iniziava a dubitare, era lei a ricordargli: "Noi siamo artisti." Oggi sanno di non essere artisti come Picasso, Emilio Vedova o Jean-Michel Basquiat. Ma forse hanno scoperto qualcosa di diverso. Sono "artisti del gioco", come li definisce Alfredo Rapetti Mogol.

L'artista che cresce insieme al bambino

Qualche volta ci siamo anche chiesti: "Quanto durerà a loro convinzione?" Oggi pensiamo che forse la domanda da fare un'altra: "Che cosa rimarrà di quel bambino che creava senza paura?" Forse quella parte non scompare. Cambia forma. A cinque anni può essere la sicurezza di dire: «Ho fatto un capolavoro.» A dieci anni può diventare il coraggio di continuare anche quando arrivano i dubbi. Più avanti, non sappiamo ancora che forma prenderà. Potrebbe essere un'idea, una domanda, il desiderio di provare una strada diversa. Potrebbe semplicemente essere la capacità di non smettere di guardare il mondo con curiosità. 

Una scintilla da custodire

Potrebbero continuare a creare. Potrebbero scegliere strade completamente diverse. Potrebbero cambiare idea tante volte. Qualunque cosa accadrà, resterà una cosa preziosa: avranno vissuto un periodo della loro vita in cui hanno avuto la possibilità di immaginare senza paura. Di realizzare le cose più assurde. Di scoprire che creare non significa soltanto fare qualcosa di bello. Significa avere un'idea e provare a darle una forma. Significa condividere. Significa incontrare qualcuno lungo il cammino. Per molto tempo hanno giocato a essere grandi artisti come Picasso, Basquiat, Vedova. Poi sono cresciuti. E hanno scoperto una cosa ancora più bella. Non hanno bisogno di essere Picasso per continuare a giocare. Gli basta essere se stessi.

L'anno speciale dell'Aquila

Il 2026 arriva in un momento particolare per Francesco e Ginevra. La loro infanzia a colori sta lentamente lasciando spazio a una nuova fase della loro vita. E proprio mentre loro crescono, anche la nostra città vive un anno speciale: L'Aquila è Capitale Italiana della Cultura. Hanno iniziato il loro viaggio da bambini, lasciando piccole tracce per le strade, dipingendo insieme ad altri bambini e immaginando mondi possibili. Ora è arrivato il momento di cambiare forma, ma non cambieremo la nostra strada. E così abbiamo voluto lasciare un ricordo di questi anni speciali...

🐾 Siamo andati a incontrare Raffaello.

La scintilla che hanno riacceso anche in me

Ma mentre cercavo di custodire la loro creatività, poco alla volta ho capito una cosa. Forse un bambino non ha bisogno di qualcuno che spenga la fantasia per proteggerlo. Ha bisogno di qualcuno che si sieda accanto a lui e abbia il coraggio di entrare in quella fantasia. Così alla loro domanda "papà, facciamo?" ho iniziato a rispondere sempre più spesso:

«Sì, facciamo!»

Non perché ogni idea dovesse diventare un progetto. Ma perché ogni idea merita almeno la possibilità di essere ascoltata, esplorata, provata. Senza accorgermene, mentre cercavo di custodire la loro creatività, stavo ritrovando anche una parte della mia. Ho scoperto che è vero che i bambini fabbricano ricordi. E forse noi adulti siamo così occupati da dimenticarci di viverli. Francesco e Ginevra, con i loro colori, mi hanno insegnato a fermarmi. A sedermi per terra. A sporcarmi le mani. A rallentare il tempo. A tornare a giocare. Forse, senza rendercene conto, non stavamo soltanto dipingendo. Stavamo costruendo i ricordi della nostra famiglia. E se un giorno qualcuno mi chiederà qual è stata l'opera più bella realizzata dai Fratellini Margiotta, credo che risponderò così:

È il tempo che siamo riusciti a trascorrere insieme.

Domenico


Share