
Nonno Arte
Il nostro primo gallerista: la storia di Nonno Arte
Ci sono incontri che sembrano piccoli quando accadono, ma che con il tempo diventano fondamentali. Per noi, uno di questi incontri ha un nome: Gaetano Michetti. A L'Aquila Gaetano era conosciuto come fotografo e grande appassionato d'arte. Per noi, però, era semplicemente Nonno Arte: un uomo dal sorriso grande, capace di guardare due bambini con la stessa meraviglia con cui guardava un'opera.
Una porta aperta sulla nostra avventura
Tutto cominciò un giorno, passando davanti a una porta a vetri con una scritta che attirò subito la nostra attenzione:
Galleria d'Arte Patini. Non avevamo mai visto una galleria d'arte prima. Entrammo con la curiosità dei bambini e facemmo una domanda semplicissima: «Possiamo appendere anche i nostri quadri?» Gaetano non ci chiese chi fossimo. Non volle vedere premi o riconoscimenti.
Sorrise e rispose: «Portate tutti i quadri e i disegni che volete, li appendo io.»
Quel sì, detto da una persona che ancora non ci conosceva, fu uno dei primi mattoni della nostra storia.
La nascita dei Fratellini Margiotta
Da quel momento Gaetano ci accolse nella sua galleria come due piccoli amici speciali. Aveva preparato due sedie proprio al centro della sala. Noi eravamo ancora piccoli e, a volte, per arrivare all'altezza giusta dovevamo salirci sopra. Da quelle sedie ricevevamo i nostri attestati, partecipavamo agli eventi e vivevamo il nostro gioco di grandi artisti. Quando ci vedeva arrivare, Gaetano sorrideva e diceva:
«Eccoli, i due fratellini artisti!»
Non poteva saperlo, ma da quelle parole sarebbe nato il nome con cui ancora oggi raccontiamo questa avventura.
Fratellini Margiotta.
Nonno Arte e la sua galleria indistruttibile
La Galleria Patini sembrava avere una caratteristica speciale: non poteva morire. Cambiare sede, affrontare difficoltà, ricominciare da capo: niente sembrava riuscire a fermare Gaetano. Continuava, spinto da una passione che sembrava più forte di ogni ostacolo. Dopo scuola correvamo a trovarlo, ancora con il grembiule addosso. I nostri nonni erano lontani e anche i suoi nipoti vivevano distanti. Così, lentamente, quella galleria diventò per noi un luogo in cui sentirci un po' famiglia. Solo più avanti abbiamo scoperto il significato di un piccolo dettaglio. Gaetano a volte mi chiamava Paolo. Era il nome di suo figlio, scomparso quando aveva più o meno la mia età. Forse in quella galleria non stava soltanto sostenendo due bambini che giocavano a fare gli artisti. Aveva riconosciuto qualcosa in quello che stavamo facendo. Forse stava anche custodendo un ricordo, trasformando il dolore in affetto.
Il gioco dei grandi artisti
Grazie a Gaetano siamo entrati in contatto con tanti artisti della nostra città. Molti hanno scelto di stare al nostro fianco e di partecipare al nostro gioco: il gioco di due bambini che provavano a immaginare il mondo dell'arte. Qualcuno si chiedeva chi ci fosse davvero dietro ai nostri lavori. La risposta è sempre stata semplice: dietro ai quadri c'erano Francesco e Ginevra. Papà ci ha accompagnato, ci ha aiutato e ha imparato insieme a noi. Ma la scintilla è sempre partita dai bambini. Gaetano lo aveva capito e spesso ci ripeteva una frase che non abbiamo mai dimenticato:
«Non sono i vostri quadri a rendervi artisti, ma la vostra storia.»
Forse è stata una delle cose più importanti che qualcuno ci abbia mai detto. Perché Gaetano non guardava soltanto i quadri.
Guardava noi.
Il sogno del 2026
Prima che la memoria iniziasse a tradirlo, Gaetano ci fece una promessa: «Faremo la prima mostra personale dei Fratellini Margiotta nel 2026, quando L'Aquila sarà Capitale della Cultura.» Era il nostro sogno. Poi arrivò la notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere: Gaetano non c'era più. La promessa, però, era rimasta. Oggi, nel 2026, L'Aquila è davvero Capitale Italiana della Cultura e noi facciamo la nostra prima mostra personale. Una mostra dedicata a lui. Perché alcune persone non smettono mai di accompagnarci.
Rimangono dentro la nostra storia, proprio come un colore che non sbiadisce.
Grazie, Nonno Arte.










