L'albero delle storie

16.07.2026

L'albero delle storie: quando un'opera ne genera un'altra

Per molto tempo abbiamo pensato che un'opera finisse nel momento in cui veniva completata.

Un disegno terminato.

Un quadro colorato.

Un muro dipinto.

Poi, guardando indietro, abbiamo scoperto che ci stavamo sbagliando.

Alcune opere non finiscono quando vengono realizzate.

Iniziano proprio in quel momento.

Perché un'opera può incontrare qualcuno, creare un'amicizia, far nascere un'idea nuova. Può trasformarsi in qualcosa che non avevamo immaginato.

Come succede in natura.

Un piccolo seme cade nella terra. Cresce una pianta. La pianta diventa un albero. E quell'albero produce nuovi semi.

Anche la nostra arte ha iniziato a crescere così.

Non con un grande progetto già scritto.

Ma attraverso incontri, errori, sorprese e persone arrivate lungo il cammino.

Un seme dopo l'altro.

Le radici invisibili

Un albero non cresce soltanto verso l'alto.

Prima di ogni nuovo ramo, cresce una nuova radice.

Perché la forza di un albero non sta nella maestosità della sua chioma, ma nella profondità delle sue radici.

Anche la nostra storia è così.

Le persone vedono i colori, i quadri, i murales, gli incontri e le nuove idee.

Ma ogni nuova storia nasce da qualcosa che spesso non si vede.

Nasce dal tempo passato insieme.

Dalla pazienza.

Dalla fatica.

Dagli errori.

Dalle persone che hanno creduto in noi.

Da tutti quei piccoli momenti che sembravano non avere importanza e che invece stavano preparando il terreno per qualcosa di nuovo.

Forse è questo il segreto di un albero:

non cresce perché ha tanti rami.

Ha tanti rami perché ha radici profonde.

Il primo seme: Osso

La prima volta che abbiamo capito questa cosa è stata con Osso.

Quel grande cane dipinto su una vecchia edicola di Piazza Duomo all'Aquila era diventato per noi qualcosa di più di un disegno.

Era un amico.

Quando il murale è scomparso, pensavamo che quella storia fosse finita.

Invece da quella perdita è nato qualcosa di nuovo.

È nato SAVE, il suo cucciolo.

Osso non era sparito davvero.

Aveva lasciato un seme.

I quadri che continuano il loro viaggio

Poi abbiamo iniziato a vedere lo stesso accadere anche nei nostri piccoli quadri.

Un colore iniziava in un'opera e continuava altrove.

Un'idea passava da una persona all'altra.

Un disegno diventava un nuovo progetto.

Abbiamo diviso alcuni quadri in più parti per riuscire a regalarli a più persone e abbiamo scoperto qualcosa che non avevamo previsto:

dividere un'opera poteva servire a unire le persone.

Ogni frammento diventava parte di una storia più grande.

Come un ramo dello stesso albero.

Da due bambini nasce una squadra

All'inizio eravamo soltanto Francesco e Ginevra.

Due bambini che giocavano a fare gli artisti.

Poi sono arrivate altre mani.

Bambini, amici, compagni di scuola, persone incontrate lungo il cammino.

Qualcuno ha aggiunto un colore.

Qualcuno un'idea.

Qualcuno semplicemente ci ha dato fiducia.

A quel punto abbiamo capito che la nostra arte non apparteneva più soltanto a noi.

Era diventata una storia condivisa.

Forse è proprio questo il bello del gioco.

Quando si gioca davvero, non si costruisce soltanto qualcosa.

Si apre uno spazio dove anche gli altri possono entrare.

Gli artisti del gioco

Qualcuno ci ha chiamato "gli artisti del gioco".

Ci piace questa definizione.

Perché forse è proprio così che è iniziato tutto.

Francesco e Ginevra non hanno mai pensato di dover diventare artisti.

Hanno semplicemente giocato a esserlo.

E forse la differenza è tutta qui.

Chi gioca è libero di provare.

Può sbagliare.

Può cambiare strada.

Può immaginare qualcosa che ancora non esiste.

Forse anche l'arte nasce così.

Da qualcuno che continua a giocare abbastanza a lungo da trasformare un sogno in una storia.

L'arte che parte e trova qualcuno

Forse è proprio questo il senso della nostra Arte Randagia.

Quando lasciamo un piccolo lavoro per strada non sappiamo cosa succederà.

Non sappiamo chi lo troverà.

Non sappiamo quale casa lo accoglierà.

Non sappiamo quale nuova storia inizierà da quel momento.

Forse qualcuno sorriderà.

Forse un bambino inizierà a disegnare.

Forse nascerà un'amicizia.

Forse quella piccola opera farà nascere qualcosa che oggi non possiamo nemmeno immaginare.

Perché forse la parte più importante di un'opera non è soltanto quella che realizziamo noi.

È tutto quello che accade dopo.

Le persone sono nuovi colori

Guardando indietro, ci siamo accorti che molte delle cose più belle della nostra storia non sono nate perché le stavamo cercando.

Sono arrivate.

Noi stavamo semplicemente facendo quello che amavamo: disegnare, colorare, giocare.

Poi qualcuno si è fermato a guardare.

È successo con una tovaglia di carta in una pizzeria.

È successo con un cane dipinto su un muro.

È successo su una spiaggia, mentre regalavamo disegni.

Piccoli incontri che hanno aperto porte verso mondi che non conoscevamo.

Ogni persona incontrata ha aggiunto un colore alla nostra storia.

Perché forse i colori più importanti non sono quelli dentro i barattoli.

Sono quelli che arrivano dagli altri.


Un ramo nato dall'acqua

A volte un nuovo ramo non nasce da un'opera precedente, ma da un incontro.

È successo con Fuori Posto.

Un invito a realizzare una mostra a Barisciano ci ha portato davanti a una fontana antica, la Fonte Grande, e alla storia di una comunità che aveva cercato, costruito e difeso il proprio rapporto con l'acqua.

Da quell'incontro è nata una domanda:

Cosa succederebbe se due gonfiabili da spiaggia lasciassero il mare per arrivare in montagna?

Così una papera e un delfino hanno iniziato un viaggio diverso dal loro.

Non più soltanto giochi d'estate, ma testimoni di un percorso: quello dell'acqua, delle persone e dei luoghi che essa unisce.

L'opera continuerà poi il suo cammino verso L'Aquila e la Fontana delle 99 Cannelle.

Perché alcune storie non vengono create.

Vengono incontrate.

Un albero che continua a crescere

Oggi pensiamo alla nostra arte come a un grande albero.

Noi siamo soltanto alcuni dei suoi semi.

Francesco e Ginevra sono i primi germogli.

I nostri genitori, gli amici, gli artisti incontrati, le persone della città e tutti quelli che hanno condiviso un pezzo di questo viaggio sono diventati rami, foglie e nuovi germogli.

Non sappiamo quanto crescerà questo albero.

Forse continuerà attraverso nuove opere.

Forse cambierà forma.

Forse un giorno saranno Francesco e Ginevra a scegliere dove portarlo.

Ma una cosa la sappiamo:

ogni volta che un'opera incontra qualcuno, nasce una nuova storia.

E forse è proprio questo il vero viaggio dell'arte.

Non essere conservata.

Ma continuare a vivere.

La storia continua.

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