
IL MANIFESTO
Manifesto della scintilla creativa
Di Ginevra (9 anni), Francesco (11 anni), papà e Nonno Arte
Prima di tutto
Questo non è il manifesto di due bambini che vogliono convincere il mondo di essere grandi artisti. È il manifesto di una famiglia che ha deciso di continuare a giocare. Quando eravamo piccoli il nostro gioco preferito era fare gli artisti. Come tanti bambini che, giocando a calcio, si sentono Ronaldo, noi giocavamo a essere artisti del calibro di Picasso e Basquiat. Non c'era presunzione. C'era soltanto quella fiducia assoluta che appartiene all'infanzia: la capacità di credere completamente nel proprio gioco.
Papà non ci diceva che eravamo davvero come loro. Ci lasciava semplicemente vivere quel sogno. Per qualche anno ci abbiamo creduto, proprio come abbiamo creduto a Babbo Natale. Poi siamo cresciuti. Abbiamo capito che Picasso e Basquiat sono giganti della storia dell'arte e che noi non abbiamo il loro talento. Ma abbiamo scoperto che quel gioco ci aveva regalato qualcosa di ancora più prezioso. La libertà di creare. Oggi non giochiamo più a essere come Picasso. Continuiamo semplicemente a dipingere insieme. E vorremmo che tanti altri bambini potessero vivere la stessa esperienza. Non perché diventino artisti. Ma perché possano sentirsi liberi di immaginare.
I. L'originalità
A prima vista qualcuno potrebbe pensare che dipingere supereroi, fumetti e personaggi conosciuti significhi limitarsi a ripetere immagini già viste. È questa la critica che a volte ci viene rivolta: se il soggetto non è nuovo, allora anche l'opera non sarebbe davvero originale. Noi crediamo che l'originalità non dipenda soltanto da ciò che si rappresenta, ma soprattutto dallo sguardo con cui lo si racconta. Un'immagine conosciuta può diventare nuova quando riesce a suscitare un'emozione diversa, quando viene attraversata dalla sensibilità di chi la dipinge. In fondo, una storia può essere raccontata infinite volte, ma ogni volta con una voce diversa. A volte basta guardare qualcosa con occhi nuovi.
II. Il cerchio si chiude: da Picasso a noi
Ben diverso è il discorso quando si parla di linguaggio pittorico. Grandi artisti come Picasso, Basquiat, Schifano ed Emilio Vedova hanno cercato per tutta la vita quella libertà dello sguardo che nei bambini nasce spontaneamente: il coraggio di disegnare senza paura, senza chiedersi prima se qualcosa sia giusto o sbagliato.Picasso ci ha lasciato una grande lezione: il bambino non deve imparare a creare; deve soprattutto riuscire a non perdere la libertà con cui già si esprime. Per questo, quando guardiamo ai grandi maestri, non pensiamo di copiarne lo stile, così come usare personaggi conosciuti non significa limitarsi a copiarne le immagini. Di loro ci interessa soprattutto la ricerca: il tentativo di ritrovare quella spontaneità che l'infanzia possiede naturalmente e che molti artisti inseguono per tutta la vita. Pensiamo, piuttosto, di continuare un viaggio iniziato molto tempo fa. Loro hanno cercato di ritrovare quella libertà. Noi abbiamo ancora la fortuna di custodirla. La nostra non è una rinuncia all'originalità. È la difesa di un linguaggio naturale che nasce prima delle regole. Perché quando quella scintilla si spegne, riaccenderla può richiedere una vita intera.
III. Spider-Man o la Gioconda?
Se mettete un bambino davanti alla Gioconda e davanti a un disegno di Spider-Man, da quale dei due correrà? Forse correrà verso quello che sente più vicino. Negli ospedali ci sono adulti che si vestono da supereroi per regalare coraggio ai bambini malati. Questo ci fa capire una cosa importante: i supereroi non sono soltanto disegni. Per un bambino possono essere protezione, amicizia, giustizia, speranza. Quando esponiamo le nostre tele, vediamo spesso i bambini correre verso i loro personaggi preferiti. Quando vediamo un bambino avvicinarsi a una nostra tela, sappiamo che non sta cercando "un'opera dei Fratellini Margiotta". Sta cercando qualcosa che conosce. Un ricordo. Un'emozione. Un pezzo della sua fantasia. Ed è questa la cosa che ci rende felici. Perché non dipingiamo per essere ammirati. Dipingiamo per incontrare quella luce che si accende negli occhi di chi guarda.
IV. L'arte ad altezza degli occhi (e dei piedi)
Le nostre mostre forse non sono come quelle a cui siete abituati. Le tele possono stare per terra. Possono essere appese all'altezza degli occhi dei bambini. Alcune possono perfino essere calpestate. Qualcuno potrebbe pensare che un quadro debba essere sempre lontano, protetto, intoccabile. Noi invece pensiamo che un quadro possa anche essere vicino. Può essere abbracciato. Può essere vissuto. I nostri quadri non pretendono la perfezione dei grandi artisti, ma hanno qualcosa che per noi conta molto: incontrano le persone. Come quella volta in cui una bambina piccolissima è corsa verso il nostro SpongeBob e gli ha dato un bacio. In quel momento abbiamo capito perché i nostri quadri devono stare anche a terra. Devono essere vicini ai bambini. Devono poter essere guardati, toccati, amati o, addirittura, attraversati. Sono nati per entrare nelle camerette, nelle scuole, nei luoghi dove i bambini e i ragazzi trascorrono la maggior parte del loro tempo. Abbiamo 9 e 11 anni e abbiamo una fortuna enorme: possiamo ancora disegnare con gli occhi di un bambino.
V. Alleanza per la scintilla: un appello ai grandi rimasti bambini
Sappiamo che nel mondo ci sono tanti adulti che hanno dimenticato quella libertà. Ma sappiamo anche che ce ne sono altri che sono riusciti a custodirla. Adulti capaci ancora di meravigliarsi, di giocare, di guardare il mondo con occhi curiosi. Noi abbiamo avuto la fortuna di incontrarne uno. Era un giovanotto di circa 90 anni. Lui quella scintilla la riconosceva subito. Forse perché non l'aveva mai persa. Ha aiutato papà a vedere quella stessa luce dentro di noi e gli ha fatto capire che una cosa così preziosa va protetta. Quel giovanotto, qualche tempo fa, è andato via. Ma la sua luce è rimasta. È rimasta nei nostri colori, nei nostri disegni e nel modo in cui continuiamo a guardare il mondo. Ogni volta che prendiamo un pennello, proviamo a portare avanti anche un piccolo pezzo della sua scintilla. Diventate nostri complici. Aiutate i vostri figli e i vostri nipoti a conservare la loro arte. Lasciateli disegnare, sporcare, sbagliare, provare. Lasciate che tocchino i colori e che costruiscano il loro modo di guardare il mondo. Una scintilla piccola, se la proteggiamo insieme, può fare una luce enorme. Noi continueremo a dipingere per terra, tenendoci stretto per quanto tempo più possible il nostro linguaggio. E proveremo a far brillare questa luce sempre più, così che arrivi in alto. Così quel giovanotto potrà vedere che la sua scintilla è ancora viva.
Sedetevi a terra con noi
Non chiediamo a nessuno di considerare i nostri quadri grandi opere d'arte. Non è questo il punto. Vorremmo soltanto che ogni bambino avesse un luogo dove sentirsi libero di inventare, sbagliare, ricominciare e sognare senza paura di essere giudicato. E vorremmo che anche gli adulti trovassero il coraggio di sedersi di nuovo per terra. Perché forse il contrario di crescere non è restare bambini. È smettere di giocare. Noi continueremo a dipingere finché ne avremo voglia, per divertirci. Non per dimostrare qualcosa. Ma per non perdere quella parte di noi che, un giorno, ha creduto davvero di poter essere un Picasso. E se un giorno smetteremo di dipingere, speriamo di non smettere mai di giocare.
Se vi va...
sedetevi a terra con noi.





