
I quadri dimezzati
L'emergenza dei regali e la nascita dell'Arte Randagia
Dividere i quadri per unire.
A noi piace accontentare tutti.
Quando abbiamo iniziato a regalare le nostre piccole "briciole" d'arte, pubblicavamo le fotografie dei quadri nei gruppi social della provincia. Bastava una frase: "Il primo che si prenota lo riceve in regalo."
Pensavamo fosse semplice. Invece arrivavano decine di richieste, molte più dei quadri che riuscivamo a realizzare.
La cosa che ci faceva stare peggio non era scegliere a chi regalarne uno. Era il pensiero che, dall'altra parte dello schermo, ci fosse un bambino rimasto deluso.
Così abbiamo provato a inventarci qualcosa.
La prima idea è stata quella di dividere alcuni quadri in due, a volte anche in tre o quattro parti. Non per rovinarli, ma per regalarli a più persone.
Solo dopo ci siamo accorti che stava succedendo qualcosa di ancora più bello.
Dividere una tela era diventato un modo per unire le persone. Chi riceveva un frammento custodiva, senza saperlo, un pezzo dello stesso quadro e della stessa storia. In città c'erano sconosciuti che possedevano parti dello stesso quadro, legati da un filo invisibile.
Abbiamo anche provato a coinvolgere i bambini che volevano uno dei nostri quadri.
A volte per fare prima preparavamo noi lo sfondo e lasciavamo che fossero i bambini a completarlo. Altre volte succedeva il contrario: ricevevamo un lavoro iniziato da loro e noi lo terminavamo per poi restituirglielo finito.
Era bellissimo.
Un po' meno per papà.
Tra messaggi, appuntamenti, cambi di programma e consegne, usava perfino la pausa pranzo del lavoro per portare personalmente i quadri alle persone che li avevano prenotati.
Ed è stato proprio allora che abbiamo capito una cosa.
L'arte non si prenota.
Si incontra.
Da quel momento è nata davvero la nostra Arte Randagia e papà è tornato a mangiare tranquillo.
Oggi preferiamo lasciare i nostri lavori in giro per la città e pubblicare soltanto un piccolo indizio sui social. Chi li trova può portarli a casa.
Noi speriamo solo che, insieme al quadro, porti via anche un sorriso.
Il mistero del quadro rubato
Lo scorso anno in casa nostra è successa una cosa davvero strana.
Sono entrati i ladri.
Hanno portato via tutti i ricordi di famiglia, soprattutto i regali del matrimonio. Per mamma e papà è stato un dispiacere enorme.
Qualche giorno dopo, però, ci siamo accorti che mancava anche qualcos'altro.
Dalla mensola del salone era sparito uno dei nostri quadri.
Raffigurava Diabolik.
Papà continua ancora oggi a cercarlo, ma non è mai più ricomparso. Pensiamo che qualcuno l'abbia infilato nel sacco.
La cornice era costata pochissimo e noi, come sempre, lo avremmo regalato volentieri.
Non valeva praticamente nulla.
Eppure qualcuno ha deciso di portarlo via.
Se un giorno dovessero ritrovare i gioielli del matrimonio, ne saremmo felicissimi. Ma quel piccolo Diabolik ha un valore diverso.
Di tutte le nostre opere, era l'unica che non avevamo ancora scelto di regalare. Se lo sono scelto i ladri.
Le nostre opere sono "randagie": le lasciamo andare e diventano di chi le trova. Diabolik, però, ha decisamente anticipato i tempi.
Comunque, mentre i grandi cercavano di capire dove fosse finito quel piccolo Diabolik, Ginevra aveva già risolto il mistero.
Per lei i ladri non erano entrati in casa per rubare i gioielli.
Erano venuti per rubare il nostro quadro.
L'oro, semplicemente, se lo erano portato via già che c'era.







