Biografia

15.07.2026

Fratellini Margiotta

«Tutto è iniziato con due bambini che giocavano in casa a fare gli artisti. Il problema è che, a un certo punto, il gioco è uscito dalle mura domestiche e lì qualcuno ha iniziato a chiamarla arte.»

Francesco e Ginevra Margiotta, conosciuti artisticamente come I-BROS, sono due fratelli abruzzesi che hanno iniziato il loro viaggio nell'arte con una convinzione semplice e straordinaria: «Siamo grandi artisti.» Non era un traguardo da raggiungere, era un gioco da vivere.

Da piccoli hanno iniziato a dipingere nelle loro camerette e sul pavimento di casa, a inventare storie e a trasformare idee impossibili in realtà. Dipingevano su qualsiasi cosa avessero a disposizione: fogli, tovagliati e perfino sui loro stessi volti. Con il passare del tempo, hanno scoperto che quel gioco poteva diventare un mondo, una nuova possibilità di incontro e di amicizia.

Progetti, collaborazioni e riconoscimenti

Nel corso degli anni, il loro percorso si è ampliato, trasformando la loro creatività in un'occasione di aggregazione, solidarietà e cultura:

  • Le Opere e le Installazioni: Dai progetti di favole illustrate su tela alle grandi opere condivise, le loro creazioni uniscono pittura, poesia e installazioni urbane.
  • Esposizioni Internazionali: Alcune delle loro opere hanno varcato i confini regionali, arrivando a essere esposte in contesti prestigiosi anche all'estero (come a Bruxelles, nel Principato di Monaco e in Messico) e riscuotendo l'interesse di critici, personaggi noti e riviste di settore.
  • Impegno Sociale: La loro arte è spesso veicolo di messaggi civici, ambientali e di solidarietà, coinvolgendo scuole, comunità locali e grandi artisti in progetti collettivi dal forte impatto emotivo.

Per Francesco e Ginevra, l'arte non è mai stata una materia da studiare, ma la naturale prosecuzione della loro immaginazione. Non è un caso che il Maestro Alfredo Rapetti Mogol li abbia definiti "artisti del gioco": un'espressione che racconta il loro modo spontaneo di creare e, soprattutto, di guardare la realtà.

Quando nominavano giganti come Picasso o Basquiat, per loro non si trattava di volerli imitare. Non giocavano a fare i Picasso: erano convinti di essere artisti per conto proprio, con la certezza assoluta che solo i bambini sanno avere. Per loro erano semplicemente "colleghi". Era questo il loro gioco.

Crescendo hanno capito che crescere non significa smettere di giocare e di divertirsi.

Forse è proprio per questo che, in fondo, quel gioco non è ancora finito.

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