Basta Bullismo
A L'Aquila l'arte contro il bullismo: L'installazione dei Fratellini Margiotta
Tutto ha inizio con una piccola benda oculare. Per Ginevra, quel presidio medico necessario a correggere uno strabismo congenito si è trasformato precocemente in un pretesto di esclusione: un bersaglio per dinamiche di bullismo che la sua giovanissima età, per fortuna, le ha impedito di comprendere appieno. Quando però il fenomeno è riemerso in modo più manifesto, la reazione naturale, come famiglia, è stata quella di voler denunciare. Poi, però, scoprire che la bambina che tormentava Ginevra era stata a sua volta vittima di bullismo altrove ha cambiato radicalmente la nostra prospettiva. Abbiamo compreso che il bullismo è un linguaggio transgenerazionale, una materia oscura non scritta che si tramanda di banco in banco, pertanto può non servire colpire il singolo, ma, cosa più difficile, occorre scardinare il fenomeno.
Così dal cuore della nostra città L'Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026, abbiamo deciso di lanciare un'azione silenziosa.
Alle prime luci dell'alba, nel silenzio del centro storico, è stata allestita un'installazione ambientale essenziale: una tela, un cavalletto, un banco e una sedia scolastica. Sul banco, i disegni di Ginevra e un messaggio universale mutuato da Martin Luther King: "I have a dream: basta bullismo".
L'ora mattutina non è stata una scelta casuale, avere un'intera piazza completamente vuota a nostra disposizione incornicia la solitudine assoluta e l'isolamento in cui si trova spesso ogni vittima di bullismo.
Ciò che è accaduto al risveglio della città rappresenta l'essenza della nostra arte randagia. Popolandosi, la piazza ha letteralmente "fagocitato" l'opera. I passanti hanno decostruito l'installazione portando via con sé ogni elemento fisico: il banco, la sedia, il cavalletto, la tela.
In un'ottica tradizionale potrebbe sembrare una perdita; per la nostra ricerca artistica è stato il compimento dell'opera. L'oggetto scompare per farsi memoria collettiva. L'unico elemento centrale e insostituibile dell'installazione, Ginevra, è tornata a casa: non più come bersaglio, ma come custode fiera di un messaggio che ha appena iniziato il suo viaggio.



